martedì 17 maggio 2011
giovedì 12 maggio 2011
150 ANNI UNITA' D'ITALIA: l'unità in gita....
Perché ricordare?
In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, anche nella nostra scuola non si è rimasti indifferenti: è stato organizzato per le classi 3AL, 4AL e 5AL un percorso culturale, che ha toccato alcuni dei punti cardine che rappresentano l’unificazione del Paese, dalla Reggia di Venaria alla Torre di San Martino, a quella di Solforino. Nell’imponente cornice delle Scuderie Juvarriane della Reggia, oltre 350 opere d’arte tracciano un percorso che va dall’antichità alla vigilia del 1861 attraverso le principali "capitali culturali" pre-unitarie: Torino, Firenze, Roma, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Parma, Modena, Napoli e Palermo. Ognuna è stata in diverso modo rappresentativa dei differenti destini e delle particolari identità delle corti e delle città italiane.
Chiunque abbia anche solo sfogliato un manuale di storia o di storia dell’arte sa che tali città hanno conosciuto vicende antiche e gloriose, ognuna segnata da specifici caratteri distintivi che hanno poi contribuito alla formazione culturale e artistica nazionale. Alla vigilia del 1861 si erano date un'auto-rappresentazione che univa vicende storiche, correnti letterarie ed artistiche, destini, attese e speranze che sarebbero poi scaturiti all’appuntamento dell’Unità nazionale.
Un’Unità che, in ogni caso, non ha coinvolto soltanto il versante culturale: il desiderio di liberarsi dalle dominazioni straniere ha, infatti, chiesto il sangue di moltissimi soldati. È il caso, questo, della (purtroppo) famosa battaglia di San Martino e Solferino (24 giugno 1859, Seconda guerra d’indipendenza), sul cui campo rimasero migliaia di morti.
Scrisse un testimone: “Poiché nella notte del 24 nessuno provvide a raccogliere i feriti, molti dei quali perirono in abbandono dissanguati, fra orribili sofferenze, all’alba del giorno seguente quella striscia di terreno, già verdeggiante e ridente di colture, presentava uno spettacolo raccapricciante cosparso di migliaia di corpi umani stroncati, mutilati, doloranti”.
Due torri, una in ognuna delle località, si osservano da lontano, cariche della stessa pesante memoria. Entrambe ospitano affreschi riguardanti episodi risorgimentali e documenti storici, e nei rispettivi complessi comprendono anche due ossari, che conservano resti di più di 2.000 soldati europei.
Ma perché ricordare l’unificazione italiana? Perché è importante per un’Italia che oggi sembra sempre più disorganizzata e divisa nelle sue differenze?
Innanzitutto, la rilevanza di tale avvenimento sta nel fatto che non si tratta di una mera successione di eventi politici, bensì di una storia di persone, di uomini, di Italiani che hanno amato (e che oggi, forse, amano ancora) la storia straordinaria di questa nazione, e quindi il suo popolo, prima e oltre le sue anguste vicende politiche o statuali.
La bandiera Italiana – G. Porto
Se tu potessi vedere
libere a tutti i venti
garrire mille bandiere
di mille diverse genti,
qual d'esse, di qual colore,
farebbe gioire e tremare
il tuo piccolo cuore?
Certo, quella che appare
coi tre colori santi,
Quella che nella morte
baciarono i nostri fanti,
che Dio ci diede in sorte.
E tu andresti piangendo
di gioia e baceresti
il suo magnifico lembo,
le sue tre sante vesti.
La distingui tra mille,
nobile, fiera e materna:
ti colma le pupille
la sua bellezza eterna
col bianco dei nevai,
col rosso dell'amore,
col verde dei lauri che mai
vien meno. E' il Tricolore.
Ilaria Mussinelli 5AL
In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, anche nella nostra scuola non si è rimasti indifferenti: è stato organizzato per le classi 3AL, 4AL e 5AL un percorso culturale, che ha toccato alcuni dei punti cardine che rappresentano l’unificazione del Paese, dalla Reggia di Venaria alla Torre di San Martino, a quella di Solforino. Nell’imponente cornice delle Scuderie Juvarriane della Reggia, oltre 350 opere d’arte tracciano un percorso che va dall’antichità alla vigilia del 1861 attraverso le principali "capitali culturali" pre-unitarie: Torino, Firenze, Roma, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Parma, Modena, Napoli e Palermo. Ognuna è stata in diverso modo rappresentativa dei differenti destini e delle particolari identità delle corti e delle città italiane.
Chiunque abbia anche solo sfogliato un manuale di storia o di storia dell’arte sa che tali città hanno conosciuto vicende antiche e gloriose, ognuna segnata da specifici caratteri distintivi che hanno poi contribuito alla formazione culturale e artistica nazionale. Alla vigilia del 1861 si erano date un'auto-rappresentazione che univa vicende storiche, correnti letterarie ed artistiche, destini, attese e speranze che sarebbero poi scaturiti all’appuntamento dell’Unità nazionale.
Un’Unità che, in ogni caso, non ha coinvolto soltanto il versante culturale: il desiderio di liberarsi dalle dominazioni straniere ha, infatti, chiesto il sangue di moltissimi soldati. È il caso, questo, della (purtroppo) famosa battaglia di San Martino e Solferino (24 giugno 1859, Seconda guerra d’indipendenza), sul cui campo rimasero migliaia di morti.
Scrisse un testimone: “Poiché nella notte del 24 nessuno provvide a raccogliere i feriti, molti dei quali perirono in abbandono dissanguati, fra orribili sofferenze, all’alba del giorno seguente quella striscia di terreno, già verdeggiante e ridente di colture, presentava uno spettacolo raccapricciante cosparso di migliaia di corpi umani stroncati, mutilati, doloranti”.
Due torri, una in ognuna delle località, si osservano da lontano, cariche della stessa pesante memoria. Entrambe ospitano affreschi riguardanti episodi risorgimentali e documenti storici, e nei rispettivi complessi comprendono anche due ossari, che conservano resti di più di 2.000 soldati europei.
Ma perché ricordare l’unificazione italiana? Perché è importante per un’Italia che oggi sembra sempre più disorganizzata e divisa nelle sue differenze?
Innanzitutto, la rilevanza di tale avvenimento sta nel fatto che non si tratta di una mera successione di eventi politici, bensì di una storia di persone, di uomini, di Italiani che hanno amato (e che oggi, forse, amano ancora) la storia straordinaria di questa nazione, e quindi il suo popolo, prima e oltre le sue anguste vicende politiche o statuali.
La bandiera Italiana – G. Porto
Se tu potessi vedere
libere a tutti i venti
garrire mille bandiere
di mille diverse genti,
qual d'esse, di qual colore,
farebbe gioire e tremare
il tuo piccolo cuore?
Certo, quella che appare
coi tre colori santi,
Quella che nella morte
baciarono i nostri fanti,
che Dio ci diede in sorte.
E tu andresti piangendo
di gioia e baceresti
il suo magnifico lembo,
le sue tre sante vesti.
La distingui tra mille,
nobile, fiera e materna:
ti colma le pupille
la sua bellezza eterna
col bianco dei nevai,
col rosso dell'amore,
col verde dei lauri che mai
vien meno. E' il Tricolore.
Ilaria Mussinelli 5AL
DA CHIANCIANO E’ TUTTO. LINEA A VOI…
Finalmente la parola al nostro Direttore.
DA CHIANCIANO E’ TUTTO. LINEA A VOI…24 ore non stop: tutti insieme appassionatamente di vagone in vagone
E’ la seconda volta che mi reco a Chianciano con i ragazzi del giornalino per la premiazione del lavoro svolto con Alboscuole, l’associazione che si occupa del giornalismo scolastico. Un fantastico staff guidato dal presidente Ettore Cristiani che permette ai ragazzi di ogni scuola d’Italia e grado, di esprimere attraverso la parola scritta, le opinioni, i pensieri e anche solo i sentimenti che possono essere condivisi con i numerosi lettori dei giornalini scolastici. Un’occasione per ognuno e un’ opportunità per tutti.
Scrivere quello che abbiamo vissuto in questo viaggio è impossibile perché ogni mia parola è parte del vissuto di chi vi ha partecipato. Al di là della semplice cronaca proverò a dirvi quello che mi ha dato.
Quest’anno per motivi anche economici, ho deciso di chiedere la disponibilità ai miei cronisti per una sola giornata a Chianciano Terme, mettendo in evidenza la notevole distanza e il fattore stanchezza. Il motto era : più è ardua l’impresa e più è grande l’emozione. Hanno risposto positivamente in cinque: Millauro Marta, Polini Valentina, Belotti Adele, Chitò Giulia e il mio videocronista Giampaolo Marinaro , naturalmente il sottoscritto che li ha accompagnati :Zamblera Anselmo. Ai miei eroi si è aggiunta Alegre Marta, ospite della nostra scuola per uno scambio scolastico con ESN. L’appuntamento era per le ore 6,02 a Bergamo con partenza per Milano. Naturalmente alle ore 5,30 eravamo già tutti in stazione a Bergamo per vedere l’alba dalla città. Con i saluti e le raccomandazioni di rito ci siamo avventurati verso l’ignoto e l’imprevisto, impavidi e pieni di entusiasmo. In effetti l’andata ci ha permesso di arrivare dopo cinque ore di viaggio, abbastanza rilassati, soprattutto perché viaggiando con la Freccia Rossa abbiamo potuto verificare l’eccellenza del servizio con ristoro a bordo, collegamento wi-fi per internet e bagni puliti. L’unica pecca: la serietà dei viaggiatori a bordo che collegati ai loro computer erano estranei alla nostra allegria e vivacità. Arrivati a Chiusi si metteva in moto l’impeccabile organizzazione di Alboscuole che ci metteva a disposizione un pullman, a 5 stelle o quasi, per raggiungere in 25 minuti Chianciano. Corrompevo l’autista per portarci nell’unico ristorantino della zona e alle 12,00 in punto potevamo ordinare un pranzo quaresimale, senza carne ma di ottima preparazione (per chi è curioso di sapere anche questo dettaglio si trattava di un misto di insalata per le seguaci della dieta e pappardelle ai funghi porcini e spaghetti al sugo per i seguaci della pasta). Un piccolo tour per Chianciano ci portava in piazza Italia per un ottimo gelato e alle ore 15.00, puntuali come un orologio svizzero, al Pala Montepaschi per le premiazioni. Evitavamo la ressa per la videointervista e prendevamo posto per attendere l’arrivo di tutte le redazioni che, riunite sotto lo stesso tricolore, festeggiavano l’unità d’Italia in un clima gioioso, allegro ed euforico. Finalmente ecco l’inizio con la presentazione dei candidati al premio giornalista per un giorno, anche noi abbiamo la fortuna di avere Giulia Chitò che devo accompagnare sul palco per ricever la fascia di Alboscuole e il diploma speciale per il lavoro svolto in questi anni per il nostro giornalino ”Times Riva School”. Si vince la timidezza, si sorride e si saluta davanti a tantissimi giovani che non mancano ad un appuntamento così importante. Non siamo arrivati tra i primi tre come lo scorso anno, ma è giusto lasciare spazio un po’ a tutti. Giulia è comunque tra i primi 52 studenti su 18.000 redattori e questa è già una soddisfazione. E’ il momento di tornare e il taxi ci aspetta all’uscita. Saluto il presidente e ringrazio i suoi collaboratori tenendomi stretto il premio con orgoglio e grande soddisfazione. Dico addio a Chianciano, soddisfatto dell’avventura e con senso paterno accompagno questa mia famiglia di 6 studenti che parlano in inglese per quasi tutto il viaggio così che Marta Alegre possa condividere la festa insieme a noi. Arriviamo a Chiusi e quando pensiamo che il viaggio finisca, ecco la sorpresa delle Ferrovie dello Stato. Il nostro treno per Bologna è in ritardo di 30 minuti. Io rassereno gli animi perché la coincidenza è dopo 45 minuti, siamo ancora in tempo. Ma minuto dopo minuto il ritardo si fa sempre più abbondante, così mi decido a chiedere 5 minuti prima della chiusura dello sportello dei biglietti cosa possiamo fare. Il consiglio è quello di partire alle 6 di mattina e di arrivare alle 14,00 a casa. Mi rifiuto e chiedo una alternativa rocambolesca , i miei allievi accettano l’avventura ed è così che inizia il nostro vero viaggio, quello che non era programmato e che ci vedrà protagonisti di questa esperienza. Anche se l‘impiegato protesta perché l’ufficio deve chiudere ottengo con gentilezza il rimborso dei biglietti e il cambio di itinerario con treni locali, regionali ed espresso. Il gruppo si compatta sempre più , non mancano le risate e le lezioni in lingua portoghese con Marta che si arrabbia non poco per la nostra difficoltà di pronuncia e in cambio le diamo lezioni di bergamasco. Arriviamo a Bologna verso le 23,30 e decidiamo di aspettare le ore 4,00 con un giro notturno alla città. Prima tappa l’originale MCDONALD che non manca mai ad ogni viaggio e al quale acconsento sotto ricatto di consegnare il regalo per i miei figli. Poi ci incamminiamo e sotto i riflettori, la silenziosa città ci mostra monumenti , piazze e la vita notturna di giovani di ogni età che cercano in ogni modo il divertimento. Vedo che i miei allievi sono ormai cotti, ma c’è tempo per un piccolo scherzo. Resto ultimo e senza essere visto mi tolgo dalla loro vista camminando parallelamente a loro. Li vedo ridere, scherzare, chiacchierare e finalmente qualcuno con un po’ di preoccupazione si accorge che è sparito il profe. Vedo e non sono visto, ma quando mi accorgo della loro inquietudine me ne esco dal mio punto di osservazione privilegiato rasserenando tutti quanti. Torniamo in stazione e sono solo le 3. Manca ancora un’ora e ci permettiamo di occupare una delle poche panchine vuote , probabilmente il letto di un clochard che si è allontanato per frugare tra i rifiuti e cercare la sua colazione. Si avvicina, passa e ci guarda, ma non dice niente. Quando saliamo sul treno gli lascio sulla panchina un pacchetto di biscotti come prezzo per la sua generosità e mi chiedo ancora adesso se li avrà trovati e gustati. Eccoci verso Verona sul treno dei poveretti, la gran parte sono stranieri che occupano questi scompartimenti, sporchi e inospitali. Ci sediamo, ma poco dopo dobbiamo lasciare i nostri posti a chi aveva prenotato. Ci adattiamo e viaggiamo in compagnia di un indiano che nessuno ha scelto come compagno di viaggio. Intanto qualcuno anche a quest’ora studia storia dell’arte o Torquato Tasso: domani ovvero oggi sono interrogati. Nel viaggio da Verona ci si concede un po’ di rilassatezza e finalmente per breve tempo si chiudono gli occhi. Abbiamo la fortuna di avere uno scompartimento tutto per noi , ma Valentina non ha sonno e sta sul seggiolino in corridoio, io mi metto vicino al finestrino e da dietro la tenda,quando passa qualcuno, osservo che sia ancora al suo posto: lei ascolta la musica come nulla fosse mentre gli altri si permettono un piccolo riposo. Sono ormai le 6.36 quando arriviamo a Rovato e vediamo sorgere il sole che per un giorno ha illuminato la nostra vita. Mi chiedono se devono andare a scuola, ma per questa volta anche se non l’ho fatto per tutta la notte decido di chiudere un occhio e li autorizzo a starsene a casa a dormire. Io torno a casa in tempo per mandare il figlio a scuola e raccontare la nostra avventura cominciando la vita di sempre, ma con una gioia che mi accompagna dentro per avermi fatto sentire verso i miei eroici allievi un pò profe, un po’ amico e confidente e la loro guida negli imprevisti. La gioia di essere docente in questi momenti fa dimenticare tutto e la loro stima mi dice di continuare e di vivere con passione questo viaggio insieme a loro.
Anselmo Zamblera
Anselmo Zamblera
sabato 2 aprile 2011
UN TRIS TARGATO 'RIVA'
(Le 'allieve' del Riva, campionesse provinciali)
Le aspettative erano alte, considerata anche la preziosa possibilità di giocare in casa, e i ragazzi del Serafino Riva hanno saputo soddisfarle alla grande. Nelle finali dei campionati provinciali di palla tamburello, ospitate nel palazzetto dello sport di Sarnico, i nostri ragazzi hanno saputo conquistare tre dei quattro titoli messi in palio, lasciando le briciole agli avversari dell’ Itc Oberdan di Treviglio. C’è un po’ di amarezza per la sconfitta rimediata dagli allievi, superati in un match che li avrebbe promossi alla fase regionale del torneo, ma va bene così.
Che per il Serafino Riva si trattasse di una giornata fortunata lo si era però capito già dalle prime battute della sfida riservata alle allieve, con le nostre portacolori abili nel dominare fin da subito le coetanee. Dimostrando una grande unione di gruppo e migliori qualità tecniche, le ragazze - guidate dalla professoressa Micheli - si sono subito portate avanti per 10-0 (!), e, una volta capito che la vittoria era ormai nelle loro mani, hanno concesso il set ‘della bandiera’ alle sfidanti. Poco dopo hanno però preso nuovamente in mano il pallino del gioco, e chiuso con un eloquente 13-1. Punteggio che ha permesso loro di laurearsi campionesse provinciali di categoria, e guadagnare l’accesso alla fase regionale della competizione. Appuntamento, dunque, all’ 11 aprile, quando in quel di Bonate Sotto le sarnicesi se la vedranno con una rappresentativa del Mantovano.
(Gli 'allievi' del Riva, sconfitti all'ultimo atto)
Come accennato in precedenza non ce l’hanno invece fatta i maschi, sconfitti per 13-10 al termine di un incontro serrato e di alta qualità. Dopo un’ottima partenza, che li ha visti issarsi sul 5-2, Boni e compagni sono infatti stati prima agganciati e poi superati dai rivali, i quali in un batter d’occhio hanno completamente ribaltato la contesa, portandosi in vantaggio per 11-6. Quando la contesa sembrava ormai prossima alla conclusione è però scattata la rimonta e, spinti dal calore del pubblico amico, i nostri sono riusciti a comandare nuovamente le danze, vincendo quattro sets consecutivi e guadagnandosi una palla utile a pareggiare i conti. Purtroppo l’11-11 non è arrivato, e dopo lo ‘scampato pericolo’ i trevigliesi hanno potuto gioire, siglando l’unico, ma meritato, successo di giornata.
La gioia dei ragazzi di Treviglio è però terminata poco dopo, quando è sceso in campo il ‘dream team’ del Riva, ovvero le campionesse in carica della categoria juniores. Queste, forti di schemi ormai collaudati e di un grande spirito di gruppo (che negli sport di squadra può fare la differenza), non hanno avuto problemi nel regolare con un rapido 13-6 le avversarie, conquistando, a suon di grandi giocate, il secondo titolo consecutivo. A fare eco a questo successo ci hanno quindi pensato i ragazzi, vittoriosi 13-11 sulla formazione avversaria, nella quale militavano anche alcuni giocatori già scesi in campo nel match riservato agli allievi. La sfida, nel complesso, è stata su per giù simile a quella dei più giovani, in quanto Sarnico è subito passata in vantaggio, salvo poi farsi riagganciare dai rivali. Sull’11 pari, i nostri sono però riusciti ad aggiudicarsi il ‘quindici’ valevole il vantaggio (sul 40-40 si gioca un punto secco), e nel set successivo hanno centrato il titolo, scatenando il boato dei numerosi compagni accorsi a sostenerli.
“E’ stata una bella giornata di sport e un’esperienza da ripetere”, ha spiegato la professoressa Micheli, capitano delle formazioni del ‘Riva’. “Fortunatamente siamo riusciti anche a conquistare tre titoli provinciali, e questo naturalmente non può che farci piacere. I ragazzi sono stati tutti molto bravi, e, salvo alcuni episodi isolati, in campo si è vista molta sportività. Ora pensiamo al prossimo impegno, con la speranza di avanzare ancora”.
(Gli 'juniores' del Riva, a segno per 13-11)
“E’ stata una bella giornata di sport e un’esperienza da ripetere”, ha spiegato la professoressa Micheli, capitano delle formazioni del ‘Riva’. “Fortunatamente siamo riusciti anche a conquistare tre titoli provinciali, e questo naturalmente non può che farci piacere. I ragazzi sono stati tutti molto bravi, e, salvo alcuni episodi isolati, in campo si è vista molta sportività. Ora pensiamo al prossimo impegno, con la speranza di avanzare ancora”.
Marco Caldara
lunedì 28 marzo 2011
giovedì 17 marzo 2011
150 ANNI UNITA' D'ITALIA: intervista ad Adriana Bortolotti
Innanzitutto ringrazio la Dottoressa Bortolotti, che stimo da sempre e che mi affascina ogni volta che la sento e la vedo per la sua capacità di coinvolgere e far riflettere e la invito a seguirci. Grazie
Cristina Finazzi
Adriana Bortolottii è conservatore presso il Museo storico di Bergamo e collaboratrice di varie associazioni culturali a carattere storico, storiografico e musicale. Da anni collabora con le scuole per presentare la sua ricerca, la sua competenza storiografica e la sua passione per la storia. E' una risorsa inesauribile e appassionante.
Marco Fratelli
Davide Villa 4AL
Cristina Finazzi
Adriana Bortolottii è conservatore presso il Museo storico di Bergamo e collaboratrice di varie associazioni culturali a carattere storico, storiografico e musicale. Da anni collabora con le scuole per presentare la sua ricerca, la sua competenza storiografica e la sua passione per la storia. E' una risorsa inesauribile e appassionante.
Nome e cognome?
Adriana Bortolotti
Che percorso di studi ha seguito?
Io mi sono laureata in storia, all’epoca non esisteva la facoltà di storia, era lettere con indirizzo storico; mi sono laureata all’università di Roma con una tesi sul Risorgimento e cioè sul primo decennio di vita a Bergamo durante il governo della Sinistra Storica, quindi 1876 – 1886. Poi ho seguito un corso di perfezionamento in didattica generale museale e poi ho cominciato a lavorare presso il museo storico di Bergamo e mi sono occupata di educazione, all’inizio, mi occupavo di percorsi educativi, poi invece mi sono spostata più sullo studio delle collezioni e infine sono giunta al conservatorio, al museo.
Secondo Lei qual è il significato della storia e perché noi, oggi, dovremmo studiarla?
La mia prima risposta è che a questa domanda dovreste rispondere in primo luogo voi, nel senso che per una che si occupa di storia la risposta è praticamente ovvia, la storia per me è una è un’esperienza di vita e una materia che aiuta a formare in senso fisico; quindi fonda, in qualche modo, delle capacità, delle competenze e delle conoscenze che servono per vivere nel quotidiano. Servono per capire cosa succede oggi, servono per avere dei riferimenti rivolti al passato, che aiutino, comunque, a disporre gli strumenti per vivere come cittadini consapevoli il presente; poi per me la storia è sicuramente una grande passione, ripercorrere le vicende degli uomini insegna a capire meglio l’uomo; questi sono i due motivi per cui ritengo che la storia oggi debba essere studiata; e poi perché la storia ha, agganci con qualunque altra disciplina, essendo la storia materia che si occupa dell’uomo, nel senso totale, qualunque aspetto della vita dell’uomo viene a essere incluso nella storia e, quindi, ci sono collegamenti con qualunque momento di vita, con qualunque aspetto della vita.
Al giorno d’oggi i giovani tendono a tralasciare questi aspetti che Lei ha appena descritto. Quale potrebbe essere un modo per sensibilizzarli o, comunque, avvicinarli a questi temi?
Secondo me la strada migliore è partire dal presente, dall’oggi, cioè porsi delle domande su quanto accade oggi, interrogarsi su ciò che ci circonda, ad esempio “perché c’è un monumento? Perché tutti gli anni il 4 novembre si porta una corona a quel monumento? Perché una via è intitolata ad una determinata persona? Perché esiste una costituzione che regola la vita del nostro Stato?”. Secondo me la parte più importante è partire dal presente perché, quando si è giovani, ma comunque questo vale un po’ per tutti, l’attenzione è rivolta all’attualità all’ “hic et nunc” soprattutto, e quindi è partendo da qui che si possono, attraverso interrogativi, attraverso delle curiosità intellettuali, si possono costruire conoscenze sul passato e queste conoscenze vengono ad avere un senso, che non è il passato, mondo separato e l’oggi, mondo separato, ma, partendo dal presente, si possono ricostruire dei legami e, quindi, trovare i motivi per studiare il passato. Io penso che questa sia la strada più giusta oltre che la più efficace.
Per quanto riguarda il risorgimento: qual è la sua figura preferita?
Non Garibaldi, non perché non condivida quello che ha fatto, ma perché è una risposta troppo facile. Non ho un eroe risorgimentale, mi interessa sicuramente il ruolo femminile nel risorgimento, mi interessa molto anche l’aspetto del vissuto, dell’esperienza, della memorialistica legata al Risorgimento. Ma non posso dire di avere un eroe in senso assoluto, non l’ho mai avuto; mi sono interessata alla storia del Risorgimento perché è uno dei momenti fondanti della storia della nazione italiana, della nostra storia presente, ma mi interessano molto anche le ricadute nel lunghissimo periodo, quindi anche come il ‘900 vedeva il Risorgimento, quindi non solo gli eventi, ma anche tutti i collegamenti poi nei decenni a venire; quindi non saprei darvi una figura che mi entusiasma più di altre; posso parlare più di luoghi o di eventi. Sicuramente ho provato una grande emozione quando sono entrata nel Parlamento subalpino a Torino, che è stata la prima aula del Parlamento italiano, quella dove si sono riuniti per la prima volta i deputati eletti in tutta Italia secondo uno Stato monarchico ma monarchico costituzionale; quindi per me è stato sicuramente un momento molto emozionante, come lo è sempre, io sono originaria di Roma, passare per Porta Pia….
Oggi l’Italia è spaccata in due tra chi vuole l’unità e chi vuole il federalismo. Abbiamo capito più o meno Lei da che parte sta, ci dia qualche motivazione per la sua scelta.
La mia non è una posizione politica: la mia scelta nasce dalla convinzione che l’Italia per la sua stessa conformazione non potrebbe non essere una realtà unitaria; nasce dalla considerazione del fatto che, a maggior ragione oggi, più che frazionaria si può pensare a far interagire aree e realtà all’interno di uno Stato, perché è attraverso l’interazione, che viene già applicata a livello transcontinentale, che ci può essere “un dare e un avere” e un bilancio, se così vogliamo ragionare, positivo all’interno della vita di una nazione. Io sono favorevole al dialogo sempre e comunque, quindi questa per me è la motivazione; e poi perché le nostre radici, dal punto di vista proprio nazionale, sono unitarie, sono nate in quel momento unitarie e ripensarle richiederebbe secondo me delle consapevolezze e un senso critico che forse oggi non ci sono. Non sono assolutamente contraria, sarei favorevole se ci fosse un ragionamento per un dibattito alle spalle molto più consapevole di quelli che ci sono oggi.
Infine, pur non avendo avuto molto tempo di guardarlo, volevamo chiederle cosa ne pensa del nostro lavoro, dell’inserto.
Vedo da quest’immagine che anche voi, forse, non siete molto favorevoli alla…
Abbiamo messo entrambi i punti di vista.
Ho visto che avete sicuramente scelto innanzitutto il riferimento a Bergamo, città dei Mille. Quindi ha una connotazione del territorio molto forte in senso risorgimentale. Avete scelto dei personaggi molto conosciuti; questo è sicuramente il primo passo e trovo che sia una ricerca interessante. Vi invito ad andare anche oltre queste persone più note, più conosciute, per conoscere anche altri aspetti di questo periodo risorgimentale che hanno contrassegnato le vicende del territorio dove voi siete nati e dove ora vivete; ecco, quindi, l’invito è di proseguire, magari con un numero ulteriore che parta, come dicevo, dall’oggi, dalle tracce del risorgimento che ci sono oggi intorno a voi, per andare poi a ricollegarsi a quanto è stato; questa potrebbe essere un’ulteriore tappa da portare avanti, anche per interrogarsi su che senso ha che oggi ci siano ricordi risorgimentali. Questa è una domanda che è giusto che vi facciate come cittadini; potete anche rispondere che non è giusto che ci siano, va benissimo, però è una domanda che vi dovete porre e che dovete motivare.
Grazie
Marco Fratelli
Davide Villa 4AL
mercoledì 26 gennaio 2011
domenica 23 gennaio 2011
E finalmente la copertina!
Di Davide Villa e Lucrezia Manenti.
grazie Davide della tua abilità e un abbraccio a Lucrezia (la prof più...temuta!)
grazie Davide della tua abilità e un abbraccio a Lucrezia (la prof più...temuta!)
150 anni unità d'Italia: l'uomo più fedele!
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| Rotonda dei Mille (BG) |
“La guerra è lecita solo se è guerra per la libertà”. Parole che portano la firma di Giuseppe Garibaldi, democratico, anticlericale, repubblicano e tuttavia sempre fedele al suo re: Vittorio Emanuele II.
La sua vita, ricca di eccezionali imprese compiute in America e in Europa, è un romanzo di avventure, abbellito dal fascino dell’esotico; l’abilità con cui tiene testa ad avversari più forti lo accomuna agli eroi dei poemi epici, scatena la fantasia dei narratori, attira ammirazione e simpatia.
Coraggio e ostinazione, audacia e fortuna, s’intrecciano mentre, per anni, veleggia sui grandi fiumi e cavalca negli spazi sterminati di Brasile, Uruguay, Argentina, e quando combatte in Italia, sempre inferiore di uomini e di mezzi, sette campagne dal 1848 al 1867 contro austriaci, francesi, napoletani, e l’ottava in Francia nel 1870 contro i prussiani. Sorprende il nemico con inventiva e astuzia: in Brasile trasporta le navi dalla laguna al mare via terra; in Italia nel 1849 sfugge alla caccia di tre eserciti, nel 1860 beffa i borbonici, fingendo di ritirarsi mentre piomba su Palermo.
La fama delle imprese, che lo vedono protagonista per mare e per terra, vola nel mondo. Se ne parla in Europa e in America. In America combattono al suo fianco brasiliani, uruguayani, argentini ed emigrati italiani. In Europa italiani di tutte le regioni e di tutte le condizioni, democratici francesi, inglesi, americani, tedeschi, esuli polacchi, ungheresi, russi, slavi.
Già noto nel Sud America, il suo nome dal 1845 si affaccia prepotentemente sui quotidiani europei; riviste a diffusione internazionale ne pubblicano i ritratti, ne illustrano le imprese con i servizi giornalistici di disegnatori e fotografi che lo seguono sui campi di battaglia. Ritratti e rappresentazioni di episodi che lo riguardano sono diffusi con litografie a basso prezzo, in ogni angolo dell’Europa e delle Americhe. Si moltiplicano biografie, spesso romanzate, in italiano, in inglese, in francese, in tedesco, in tutte le lingue.
L’enorme popolarità non si spiega soltanto con l’eccezionalità delle imprese compiute. Ciò che colpisce è lo straordinario disinteresse, la fermezza con cui rifiuta ricompense e onori, la semplicità della sua vita, che sconfina nella povertà, la modestia con cui ritorna nell’ombra appena ritiene terminata la sua opera. La disponibilità con cui mette la sua vita al servizio dei ribelli del Rio Grande, dei difensori di Montevideo, dei repubblicani francesi, lontano da egoistici interessi nazionalistici. Sul fascino di una personalità, in cui convivono temerario sprezzo del pericolo in guerra e gentilezza di modi nella vita quotidiana, s’interrogano uomini politici, letterati, giornalisti. Lo idolatrano le donne, nobili e popolane, ricche e povere.
Notoriamente povero visse tutta la sua vita rifuggendo il denaro e gli onori per morire umilmente e dignitosamente. Il suo carisma, questa è stata la sua grande forza, ma questo è stato "anche" il suo peggior difetto.
Eh si, perchè i politici, i potenti, i suoi avversari e persino i suoi Fratelli massoni avevano paura di lui: temevano la sua lealtà, temevano la sua intransigenza di uomo giusto, temevano la sua incorruttibilità di uomo onesto e non gli perdonavano queste doti che lo ponevano al di sopra della mediocrità degli altri individui.
Diceva Cavour: "Come ci si può fidare di un potente che ama mangiare con la truppa o come accettare come capo supremo un uomo che invece di raccogliere onori e consensi, ama ritirarsi in un'isoletta come Caprera per coltivare la terra?"
Inconcepibile certo, per la personalità ambiziosa di Camillo Benso Conte di Cavour, eppure sono proprio questi tratti che rendono Giuseppe Garibaldi un mito che oltrepassa la leggenda del guerriero, che marca tutto il periodo del Risorgimento e in generale tutto il secolo scorso.
Cosmopolita che ha vissuto in tutti i paesi immaginabili, avventuriero nel senso più pittoresco del termine e al tempo stesso uomo di sinistra, democratico, repubblicano, anticlericale, con idee molto chiare e, proprio per questo, temutissimo e odiato da Cavour e dal re, in quelle circostanze irripetibili del 1860, Garibaldi ha saputo giocare la sua parte di grande condottiero e grande generale, facendo un passo indietro da politico, accettando che l’Italia unita fosse una monarchia liberale e non certamente quel paese più avanzato che lui avrebbe desiderato (per primo aveva infatti ipotizzato la formazione di un unico stato europeo).
Ma questo è il destino riservato ai grandi: per diventare un mito, una leggenda, un sogno, un richiamo, un’eco, un riflesso, un ricordo, ogni grand'uomo, in ogni epoca, ha sempre dovuto fare i conti con l'invidia e la gelosia degli altri.
E in questo Garibaldi non fa eccezione.
Il 26 ottobre del 1861 avvenne lo storico incontro a Teano tra Garibaldi e Vittorio Emanuele: «Saluto in Vittorio Emanuele il primo Re d'Italia». Con queste parole Garibaldi, di fatto, consegnò al Re piemontese tutta l'Italia meridionale.
Visto l'entusiasmo e la popolarità che la sua persona scatenava nelle folle deliranti per le sue imprese, Garibaldi avrebbe potuto approfittare di questa sua posizione per ottenere privilegi personali, onori e denaro per se e per i suoi figli. Ma egli non volle alcun favoritismo nè alcun riconoscimento; si ritirò invece con un sacco di sementi e pochi soldi nella sua amata Caprera, dove rimase e morì il 2 giugno del 1882 alle 18.20. L’orologio di fabbricazione inglese del suo studio fu fermato ed i fogli di un grande calendario non furono più staccati: segnano ancora oggi l'ora e il giorno della morte dell'eroe.
“Uomo di fama mondiale”, lo saluta nel 1850 “The New York Daily Tribune”; il russo Herzen lo esalta nel 1854 come “un eroe classico, un personaggio dell’Eneide (…) attorno al quale, se fosse vissuto in altra epoca, si sarebbe formata una leggenda”, e dieci anni dopo come “l’unica grande personalità popolare del nostro secolo elaboratasi dal 1848”; “Uomo della libertà, uomo dell’umanità”, lo definisce nel 1860 il francese Victor Hugo; tre anni dopo è considerato “l’uomo più grande del secolo” dal presidente argentino Bartolomeo Mitre; nel 1867 è chiamato dallo svizzero James Fazy “l’uomo più valoroso e più disinteressato del suo secolo”; nel 1870 l’inglese Philip Gilbert Hamerton sembra “il più romantico eroe del nostro secolo, l’uomo più famoso del pianeta, il capo più sicuro di vivere nel cuore delle future generazioni”; alla sua morte tedesca “ Deutsche Zeitung” invoca un nuovo Omero “per cantare degnamente l’Odissea di questa vita”.
Davide Villa 4AL
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