sabato 21 maggio 2011

150 ANNI UNITA' D'ITALIA: Bergamo nell'800


Bergamo e le malattie nell’800

Analizzare le malattie diffuse nei secoli scorsi è un'operazione piuttosto faticosa a causa della difficoltà di far corrispondere gli attuali sistemi di classificazione delle malattie con quelli del passato.
I sistemi odierni  e quelli del secolo scorso sono separati infatti dalle scoperte della microbiologia avvenute tra la fine dell'800 e l'inizio del 900 e che portarono all'individuazione dei batteri
patogeni come responsabili delle malattie.
Riguardo lo studio delle malattie a Bergamo nell'Ottocento esiste una certa differenza tra le fonti relative alla prima metà del secolo, e quelle della seconda metà.
Per il primo segmento cronologico la documentazione è scarsa e presenta due limiti ai fini della nostra indagine: il primo è di non distinguere la situazione della città rispetto a quella della campagna, il secondo è di non riportare alcun dato quantitativo.
Nel suo ampio studio il medico ospedaliero Giacomo Facheris classificò le affezioni che predominavano nella Bergamasca all'inizio dell'Ottocento in "malattie acute", "malattie croniche", e "vizi e difetti morbosi".
Tra le prime erano assai diffuse: la "peripneumonia" o infiammazione dei polmoni, le "febbri" di vario genere comprensive, molto probabilmente, anche delle malattie gastrointestinali.
Oltre ad esse vi erano la risipola (un eritema cutaneo che poteva manifestarsi in modo lieve o in modo più virulento), e varie forme di "eruzioni" come le cosiddette "migliari", l' "urticaria", la rosolia, e anche le "petecchie" e il vaiolo; quest'ultime due malattie ebbero inoltre un carattere endemico.
Tra le affezioni croniche si annoveravano la "tabe polmonare" che degenerava spesso in tisi e presentava un'elevata mortalità, e la "tabe senile", i mali reumatici cronici tra cui la "lombaggine", la "sciatica", l'artritide" o gotta. I bagni di Trescore erano specializzati nella cura di questi mali.
Alla categoria delle "deformità" o "vizj morbosi" apparteneva anche il gozzo che si manifestava come un ingrossamento della ghiandola tiroidea. Esso era presente soprattutto nei comuni di montagna e di pianura; in alcuni comuni di quest'ultima parte della provincia anche il gozzo assumeva addirittura un carattere endemico. Secondo lo studioso ne erano affette più le donne che gli uomini, e più i fanciulli che gli adulti, infatti esso cominciava a svilupparsi tra gli 8 e gli 11 anni e una volta che si manifestava in una persona era molto raro che scomparisse. Al gozzo spesso si associavano anche l' "imbecillità" e il "cretinismo".
Tra le altre "deformità" vi erano la "scrofola" e la"rachitide"; quest'ultima era diffusa soprattutto la città dove molte abitazioni erano umide, poco soleggiate, poco ventilate e anguste.
Altre malattie che risultavano presenti nella Bergamasca nel periodo in esame, erano la "tigna", la "scabbia" e la"sifilide" e la "malaria". Quest'ultima era presente nella pianura meridionale dove vi erano le risaie, alcuni terreni stagnanti e prati a marcita in cui si coltivavano il lino e la canapa.
Oltre alle malattie "ordinarie" (sia esse comuni, croniche o deformità), a minare la salute della popolazione bergamasca per tutto il corso dell'Ottocento vi furono le malattie a carattere epidemico, ossia che apparvero per un periodo di tempo ristretto, ma che per la loro natura spesso contagiosa colpirono una grande moltitudine di persone, e una grave endemia, la pellagra.

"Ordini"
Maschi
Femmine
Totale
%
Febbri
3.636
1.942
5.578
41,8
Cachessie
2.950
2.071
5.021
38
Nevrosi
569
352
921
6,9
Eccrisi
563
310
873
6,5
Vizj
organici
705
232
937
Totale
8.423
4.907
13.329
100

Al di là della causa specifica che ne produceva l'insorgenza, è evidente che le precarie condizioni di vita e l'insufficiente nutrizione della stragrande maggioranza della popolazione, resero quest'ultima molto debole di fronte alle malattie. Inoltre le malattie trovavano un facile terreno di coltura all'interno di centri abitati caratterizzati da condizioni igienico-sanitarie assai carenti, privi com'erano di sistemi fognari efficienti e di acquedotti.
I livelli di mortalità presso l'Ospedale Civile di Bergamo si aggirarono nel periodo considerato intorno al 10% del totale dei ricoverati. Tra i maschi e le femmine vi era però uno scarto in quanto la percentuale dei morti tra le femmine fu del 3,5 punti in più rispetto a quella maschile (8,7% i maschi e 12,2% le femmine).

Per quanto riguarda invece la seconda metà dell’800  la documentazione relativa alle malattie che imperversarono nel Bergamasco e nel capoluogo è disponibile in maggior quantità, specie per i decenni seguenti l’unità.
I direttori dell'Ospedale Maggiore iniziarono ad organizzarsi e a redigere con regolarità annuale le relazioni sanitarie in cui comparivano le statistiche delle principali malattie di cui soffrivano i ricoverati mentre, per quanto riguarda le città, a partire dagli anni Settanta sono disponibili le relazioni sanitarie annuali del medico municipale.
Per questi motivi è quindi molto più facile studiare la situazione epidemiologica della Bergamasca nel periodo post-unitario.
Come ben documenta il dottor Federico Maironi, tra le malattie che dominarono nel 1874 nella città ci fu la difterite, una malattia contagiosa che colpì soprattutto i bambini nella fascia d'età tra i 2 e i 9 anni.
Nel corso di quell’anno i casi di difterite furono 101, la maggior parte dei casi si verificò nella parte piana della città mentre solo 8 in città alta; i morti furono 59, e il tasso di letalità del 58,4%.
Le altre malattie maggiormente presenti in questo periodo storico risultano essere la "tisi", la "rachitide" e la "scrofola".
La "tisi" o tubercolosi, come le affezioni tifoidi che colpivano l'apparato digerente, costituisce una presenza costante nelle città italiane durante l'Ottocento; le prime erano diffuse soprattutto nei mesi invernali mentre le seconde in quelli estivi. La tubercolosi, provocata dall'insalubrità delle abitazioni, registrò un aumento nell'ultima parte del 19° secolo poiché l'inurbamento aggravò il grado di affollamento delle abitazioni popolari. Vanno inoltre aggiunte alle cause le pessime condizioni igienico sanitarie dei cotonifici e dei setifici, saturi di pulviscolo, in cui la tubercolosi si diffuse come una tipica malattia professionale.
Nel 1886, secondo i dati riportati dal medico municipale, 204 persone (il 15% circa) morì per malattie dell'apparato respiratorio.
La causa principale del rachitismo ("rachitide") era l'insalubrità delle abitazioni in cui vivevano i ceti popolari; a Bergamo la malattia era assai diffusa in città alta, la parte più vecchia della città dove molte abitazioni erano malsane perché umide e malareate. Inoltre cominciava a diffondersi il rachitismo come malattia professionale che colpiva soprattutto i bambini che in gran numero lavoravano nelle nascenti industrie, con ambienti di lavoro spesso umidi. Nei cotonifici, ad esempio, si usava tenere bagnati permanentemente i locali per tenere umido il cotone.
L’espansione industriale, era responsabile anche dell'aumento dei casi di "scrofola". Il prefetto Fiorentini, ad esempio, negli anni ottanta del secolo scorso, denunciò che il lavoro troppo precoce e prolungato dei fanciulli, snerva la numerosa popolazione operaia e prepara generazioni fiaccate dal germe insidioso che si trasmette per eredità gentilizia.
Anche il pessimo stato di molte abitazioni, umide, mal aerate e spesso ammuffite contribuiva a far insorgere questa malattia.
Altra tipica malattia urbana fu il tifo o, come si chiamava allora, le "febbri tifoidi". Con questo nome si definivano le malattie gastro-enteriche, spesso denominate con il nome del sintomo più evidente (diarrea), o di uno stato morboso ad esse associato (gastrite, enterite, dissenteria, ulcera intestinale, ecc.).
 La causa di questa malattia consisteva nell'ingestione di cibi o di acqua contaminata da materie fecali, e la loro diffusione era il sintomo più evidente di un approvvigionamento idrico carente e di un sistema fognario inadeguato.
Il germe del tifo fu isolato per la prima volta nel 1880 e negli anni successivi si stabilì che il bacillo che lo produceva si diffondeva attraverso l'acqua, i cibi inquinati, e il contatto interumano.
Nel 1886, secondo quanto riferito dal medico municipale Michelangelo Galli, i casi di "febbre tifoide" notificati in città furono 78, di cui 20 morirono.
Tra le malattie infettive erano presenti in città (ma anche in provincia) anche se in modo meno grave la pertosse, il morbillo, e il "crup laringeo".
Sempre secondo il prefetto Fiorentini, dal 1883 al 1887 presso l'Ospedale Maggiore furono ricoverati 70 individui affetti dalla tigna (14 l'anno in media), 350 dalla scabbia ( 70 l'anno) e 750 dalla sifilide (150 l'anno).
Per quanto riguarda le malattie presenti soprattutto nelle campagne, anche nella seconda metà dell'Ottocento, continuò a essere presente nei centri rurali della Bergamasca il gozzo di cui, secondo il dottor Michelangelo Galli, nel 1882 erano affette 11.449 persone.
La malaria cominciò in questi anni a registrare un sostanziale regresso.
 Ciò fu dovuto sia ai regolamenti igienici approvati agli inizi degli anni Ottanta dai comuni che alle trasformazioni dell'agricoltura bergamasca, in particolare una maggior specializzazione delle coltivazioni che impose l'abbandono delle colture meno adatte ossia nella fattispecie il riso, il lino e la canapa.
In conclusione, in riferimento alla città, va considerato che le suddette malattie di cui si è parlato incisero più o meno pesantemente sulla dinamica demografica della città.
Quest'ultima, in un'annata non interessata da crisi epidemiche come fu il 1886, mostrò la seguente
situazione:


Situazione demografica della città di Bergamo nel 1886
1885
1886
%
Abitanti
41.208
41.544

Immigrati
942
965

Emigrati
652
654

Nati x 1000

34,3

Morti x 1000

33,09

Nati

1.425

Nati morti

94

Illegittimi

96

Morti

1.375

Mortalità nel 1° anno

285
20
Mortalità dal 2° al 5° anno

139
10

Le morti erano parecchie soprattutto nei primi anni di vita.

Davide Villa 4AL

giovedì 12 maggio 2011

150 ANNI UNITA' D'ITALIA: l'unità in gita....

Perché ricordare?
In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, anche nella nostra scuola non si è rimasti indifferenti: è stato organizzato per le classi 3AL, 4AL e 5AL un percorso culturale, che ha toccato alcuni dei punti cardine che rappresentano l’unificazione del Paese, dalla Reggia di Venaria alla Torre di San Martino, a quella di Solforino. Nell’imponente cornice delle Scuderie Juvarriane della Reggia, oltre 350 opere d’arte tracciano un percorso che va dall’antichità alla vigilia del 1861 attraverso le principali "capitali culturali" pre-unitarie: Torino, Firenze, Roma, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Parma, Modena, Napoli e Palermo. Ognuna è stata in diverso modo rappresentativa dei differenti destini e delle particolari identità delle corti e delle città italiane.
Chiunque abbia anche solo sfogliato un manuale di storia o di storia dell’arte sa che tali città hanno conosciuto vicende antiche e gloriose, ognuna segnata da specifici caratteri distintivi che hanno poi contribuito alla formazione culturale e artistica nazionale. Alla vigilia del 1861 si erano date un'auto-rappresentazione che univa vicende storiche, correnti letterarie ed artistiche, destini, attese e speranze che sarebbero poi scaturiti all’appuntamento dell’Unità nazionale.

Un’Unità che, in ogni caso, non ha coinvolto soltanto il versante culturale: il desiderio di liberarsi dalle dominazioni straniere ha, infatti, chiesto il sangue di moltissimi soldati. È il caso, questo, della (purtroppo) famosa battaglia di San Martino e Solferino (24 giugno 1859, Seconda guerra d’indipendenza), sul cui campo rimasero migliaia di morti.
Scrisse un testimone: “Poiché nella notte del 24 nessuno provvide a raccogliere i feriti, molti dei quali perirono in abbandono dissanguati, fra orribili sofferenze, all’alba del giorno seguente quella striscia di terreno, già verdeggiante e ridente di colture, presentava uno spettacolo raccapricciante cosparso di migliaia di corpi umani stroncati, mutilati, doloranti”.
Due torri, una in ognuna delle località, si osservano da lontano, cariche della stessa pesante memoria. Entrambe ospitano affreschi riguardanti episodi risorgimentali e documenti storici, e nei rispettivi complessi comprendono anche due ossari, che conservano resti di più di 2.000 soldati europei.
Ma perché ricordare l’unificazione italiana? Perché è importante per un’Italia che oggi sembra sempre più disorganizzata e divisa nelle sue differenze?
Innanzitutto, la rilevanza di tale avvenimento sta nel fatto che non si tratta di una mera successione di eventi politici, bensì di una storia di persone, di uomini, di Italiani che hanno amato (e che oggi, forse, amano ancora) la storia straordinaria di questa nazione, e quindi il suo popolo, prima e oltre le sue anguste vicende politiche o statuali.


La bandiera Italiana – G. Porto

Se tu potessi vedere
libere a tutti i venti
garrire mille bandiere
di mille diverse genti,
qual d'esse, di qual colore,
farebbe gioire e tremare
il tuo piccolo cuore?
Certo, quella che appare
coi tre colori santi,
Quella che nella morte
baciarono i nostri fanti,
che Dio ci diede in sorte.
E tu andresti piangendo
di gioia e baceresti
il suo magnifico lembo,
le sue tre sante vesti.
La distingui tra mille,
nobile, fiera e materna:
ti colma le pupille
la sua bellezza eterna
col bianco dei nevai,
col rosso dell'amore,
col verde dei lauri che mai
vien meno. E' il Tricolore.

Ilaria Mussinelli 5AL

DA CHIANCIANO E’ TUTTO. LINEA A VOI…



Finalmente la parola al nostro Direttore.

DA CHIANCIANO E’ TUTTO. LINEA A VOI…
24 ore non stop: tutti insieme appassionatamente di vagone in vagone

E’ la seconda volta che mi reco a Chianciano con i ragazzi del giornalino per la premiazione del lavoro svolto con Alboscuole, l’associazione che si occupa del giornalismo scolastico. Un fantastico staff guidato dal presidente Ettore Cristiani che permette ai ragazzi di ogni scuola d’Italia e grado, di esprimere attraverso la parola scritta, le opinioni, i pensieri e anche solo i  sentimenti che possono essere condivisi con i numerosi lettori dei giornalini scolastici. Un’occasione per ognuno e un’ opportunità per tutti.
Scrivere quello che abbiamo vissuto in questo viaggio è impossibile perché ogni mia parola è parte del vissuto di chi vi ha partecipato. Al di là della semplice cronaca proverò a dirvi quello che mi ha dato.
Quest’anno per motivi anche economici, ho deciso di chiedere la disponibilità ai miei cronisti per una sola giornata a Chianciano Terme, mettendo in evidenza la notevole distanza e il fattore stanchezza. Il motto era : più è ardua l’impresa e più è grande l’emozione. Hanno risposto positivamente in cinque: Millauro Marta, Polini Valentina, Belotti Adele, Chitò Giulia e il mio videocronista Giampaolo Marinaro , naturalmente il sottoscritto che li ha accompagnati :Zamblera Anselmo. Ai miei eroi si è aggiunta Alegre Marta, ospite della nostra scuola per uno scambio scolastico con ESN. L’appuntamento era per le ore 6,02 a Bergamo con partenza per Milano. Naturalmente alle ore 5,30 eravamo già tutti in stazione a Bergamo per vedere l’alba dalla città. Con i saluti e le raccomandazioni di rito ci siamo avventurati verso l’ignoto e l’imprevisto, impavidi e pieni di entusiasmo. In effetti l’andata ci ha permesso di arrivare dopo cinque ore di viaggio, abbastanza rilassati, soprattutto perché viaggiando con la Freccia Rossa abbiamo potuto verificare l’eccellenza del servizio con ristoro a bordo, collegamento wi-fi per internet e bagni puliti. L’unica pecca: la serietà dei viaggiatori a bordo che collegati ai loro computer erano estranei alla nostra allegria e vivacità. Arrivati a Chiusi si metteva in moto l’impeccabile organizzazione di Alboscuole che ci metteva a disposizione un pullman, a 5 stelle o quasi, per raggiungere in 25 minuti Chianciano. Corrompevo l’autista per portarci nell’unico ristorantino della zona e alle 12,00 in punto potevamo ordinare un pranzo quaresimale, senza carne ma di ottima preparazione (per chi è curioso di sapere anche questo dettaglio si trattava di un misto di insalata per le seguaci della dieta e pappardelle ai funghi porcini  e spaghetti al sugo per i seguaci della pasta). Un piccolo tour per Chianciano ci portava in piazza Italia per un ottimo gelato e alle ore 15.00, puntuali come un orologio svizzero, al Pala Montepaschi per le premiazioni. Evitavamo la ressa per la  videointervista e prendevamo posto per attendere l’arrivo di tutte le redazioni che, riunite sotto lo stesso tricolore, festeggiavano l’unità d’Italia in un clima gioioso, allegro ed euforico. Finalmente ecco l’inizio con la presentazione dei candidati al premio giornalista per un giorno, anche noi abbiamo la fortuna di avere  Giulia Chitò che devo accompagnare sul palco per ricever la fascia di Alboscuole e il diploma speciale per il lavoro svolto in questi anni per il nostro giornalino ”Times Riva School”. Si vince la timidezza, si sorride e si saluta davanti a tantissimi giovani che non mancano ad un appuntamento così importante. Non siamo arrivati tra i primi tre come lo scorso anno, ma è giusto lasciare spazio un po’ a tutti. Giulia è comunque tra i primi 52 studenti su 18.000 redattori e questa è già una soddisfazione. E’ il momento di tornare e il taxi ci aspetta all’uscita. Saluto il presidente e ringrazio i suoi collaboratori tenendomi stretto il premio con orgoglio e grande soddisfazione. Dico addio a Chianciano, soddisfatto dell’avventura e con senso paterno accompagno questa mia famiglia di 6 studenti che parlano in inglese per quasi tutto il viaggio così che Marta Alegre   possa condividere la festa insieme a noi. Arriviamo a Chiusi e quando pensiamo che  il viaggio finisca, ecco la sorpresa delle Ferrovie dello Stato. Il nostro treno per Bologna è in ritardo di 30 minuti. Io rassereno gli animi perché la coincidenza è dopo 45 minuti, siamo ancora in tempo. Ma minuto dopo minuto il ritardo si fa sempre più abbondante, così  mi decido a chiedere 5 minuti prima della chiusura dello sportello dei biglietti cosa possiamo fare. Il consiglio è quello di partire alle 6 di mattina e di arrivare alle 14,00 a casa. Mi rifiuto e chiedo una alternativa rocambolesca , i miei allievi accettano l’avventura ed è così che inizia il nostro vero viaggio, quello che non era programmato e che ci vedrà protagonisti di questa esperienza.  Anche se l‘impiegato protesta perché l’ufficio deve chiudere ottengo con gentilezza il rimborso dei biglietti e il cambio di itinerario con treni locali, regionali ed espresso. Il gruppo si compatta sempre più , non mancano le risate e le lezioni in lingua portoghese con Marta che si arrabbia non poco per la nostra difficoltà di pronuncia e in cambio le diamo lezioni di bergamasco. Arriviamo a Bologna verso le 23,30 e decidiamo di aspettare le ore 4,00 con un giro notturno alla città. Prima tappa l’originale MCDONALD che non manca mai ad ogni viaggio e al quale acconsento sotto ricatto di consegnare il regalo per i miei figli. Poi ci incamminiamo e sotto i riflettori, la silenziosa città ci mostra monumenti , piazze e la vita notturna di  giovani di ogni età che cercano in ogni modo il divertimento. Vedo che i miei allievi sono ormai cotti, ma c’è tempo per un piccolo scherzo. Resto ultimo e senza essere visto mi tolgo dalla loro vista  camminando parallelamente a loro. Li vedo ridere, scherzare, chiacchierare e finalmente qualcuno con un po’ di preoccupazione si accorge che è sparito il profe. Vedo e non sono visto, ma quando mi accorgo della loro  inquietudine  me ne esco dal mio punto di osservazione privilegiato rasserenando tutti quanti. Torniamo in stazione e sono solo le 3. Manca ancora un’ora e ci permettiamo di occupare una delle poche panchine vuote , probabilmente il letto di un clochard che si è allontanato per frugare tra i rifiuti e cercare la sua colazione. Si avvicina, passa  e ci guarda, ma non dice niente. Quando saliamo sul treno gli lascio sulla panchina un pacchetto di biscotti come prezzo per la sua generosità e mi chiedo ancora adesso se li avrà trovati e gustati. Eccoci verso Verona sul treno dei poveretti, la gran parte sono stranieri che occupano questi scompartimenti, sporchi e inospitali. Ci sediamo, ma poco dopo dobbiamo lasciare i nostri posti a chi aveva prenotato. Ci adattiamo e viaggiamo in compagnia di un indiano che nessuno ha scelto come compagno di viaggio. Intanto qualcuno anche a quest’ora studia storia dell’arte o Torquato Tasso: domani ovvero oggi sono interrogati. Nel viaggio da  Verona ci si concede un po’ di rilassatezza e finalmente per breve tempo si chiudono gli occhi. Abbiamo la fortuna di avere uno scompartimento tutto per noi , ma Valentina non ha sonno e sta sul seggiolino in corridoio, io mi metto vicino al finestrino e da dietro la tenda,quando passa qualcuno, osservo che sia ancora al suo posto: lei ascolta la musica come nulla fosse mentre gli altri si permettono un piccolo riposo. Sono ormai le 6.36 quando arriviamo a Rovato e vediamo sorgere il sole che per un giorno ha illuminato la nostra vita. Mi chiedono se devono andare a scuola, ma per questa volta anche se non l’ho fatto per tutta la notte decido di chiudere un occhio e li autorizzo a starsene a casa a dormire. Io torno a casa in tempo per mandare il figlio a scuola e raccontare la nostra avventura cominciando la vita di sempre, ma con una gioia che mi accompagna dentro per avermi fatto sentire  verso i  miei eroici allievi  un pò profe, un po’  amico e confidente e la loro guida negli imprevisti. La gioia di essere docente in questi momenti fa dimenticare tutto e la loro stima mi dice di continuare e di vivere con passione questo viaggio insieme a loro.

Anselmo Zamblera

sabato 2 aprile 2011

UN TRIS TARGATO 'RIVA'

 (Le 'allieve' del Riva, campionesse provinciali)

Le aspettative erano alte, considerata anche la preziosa possibilità di giocare in casa, e i ragazzi del Serafino Riva hanno saputo soddisfarle alla grande. Nelle finali dei campionati provinciali di palla tamburello, ospitate nel palazzetto dello sport di Sarnico, i nostri ragazzi hanno saputo conquistare tre dei quattro titoli messi in palio, lasciando le briciole agli avversari dell’ Itc Oberdan di Treviglio. C’è un po’ di amarezza per la sconfitta rimediata dagli allievi, superati in un match che li avrebbe promossi alla fase regionale del torneo, ma va bene così. 

Che per il Serafino Riva si trattasse di una giornata fortunata lo si era però capito già dalle prime battute della sfida riservata alle allieve, con le nostre portacolori abili nel dominare fin da subito le coetanee. Dimostrando una grande unione di gruppo e migliori qualità tecniche, le ragazze - guidate dalla professoressa Micheli - si sono subito portate avanti per 10-0 (!), e, una volta capito che la vittoria era ormai nelle loro mani, hanno concesso il set ‘della bandiera’ alle sfidanti. Poco dopo hanno però preso nuovamente in mano il pallino del gioco, e chiuso con un eloquente 13-1. Punteggio che ha permesso loro di laurearsi campionesse provinciali di categoria, e guadagnare l’accesso alla fase regionale della competizione. Appuntamento, dunque, all’ 11 aprile, quando in quel di Bonate Sotto le sarnicesi se la vedranno con una rappresentativa del Mantovano

 (Gli 'allievi' del Riva, sconfitti all'ultimo atto)

Come accennato in precedenza non ce l’hanno invece fatta i maschi, sconfitti per 13-10 al termine di un incontro serrato e di alta qualità. Dopo un’ottima partenza, che li ha visti issarsi sul 5-2, Boni e compagni sono infatti stati prima agganciati e poi superati dai rivali, i quali in un batter d’occhio hanno completamente ribaltato la contesa, portandosi in vantaggio per 11-6. Quando la contesa sembrava ormai prossima alla conclusione è però scattata la rimonta e, spinti dal calore del pubblico amico, i nostri sono riusciti a comandare nuovamente le danze, vincendo quattro sets consecutivi e guadagnandosi una palla utile a pareggiare i conti. Purtroppo l’11-11 non è arrivato, e dopo lo ‘scampato pericolo’ i trevigliesi hanno potuto gioire, siglando l’unico, ma meritato, successo di giornata.

La gioia dei ragazzi di Treviglio è però terminata poco dopo, quando è sceso in campo il ‘dream team’ del Riva, ovvero le campionesse in carica della categoria juniores. Queste, forti di schemi ormai collaudati e di un grande spirito di gruppo (che negli sport di squadra può fare la differenza), non hanno avuto problemi nel regolare con un rapido 13-6 le avversarie, conquistando, a suon di grandi giocate, il secondo titolo consecutivo. A fare eco a questo successo ci hanno quindi pensato i ragazzi, vittoriosi 13-11 sulla formazione avversaria, nella quale militavano anche alcuni giocatori già scesi in campo nel match riservato agli allievi. La sfida, nel complesso, è stata su per giù simile a quella dei più giovani, in quanto Sarnico è subito passata in vantaggio, salvo poi farsi riagganciare dai rivali. Sull’11 pari, i nostri sono però riusciti ad aggiudicarsi il ‘quindici’ valevole il vantaggio (sul 40-40 si gioca un punto secco), e nel set successivo hanno centrato il titolo, scatenando il boato dei numerosi compagni accorsi a sostenerli.

 (Gli 'juniores' del Riva, a segno per 13-11)

“E’ stata una bella giornata di sport e un’esperienza da ripetere”, ha spiegato la professoressa Micheli, capitano delle formazioni del ‘Riva’. “Fortunatamente siamo riusciti anche a conquistare tre titoli provinciali, e questo naturalmente non può che farci piacere. I ragazzi sono stati tutti molto bravi, e, salvo alcuni episodi isolati, in campo si è vista molta sportività. Ora pensiamo al prossimo impegno, con la speranza di avanzare ancora”.

Marco Caldara

giovedì 17 marzo 2011

150 ANNI UNITA' D'ITALIA: intervista ad Adriana Bortolotti

Innanzitutto ringrazio la Dottoressa Bortolotti, che stimo da sempre e che mi affascina ogni volta che la sento e la vedo per la sua capacità di coinvolgere e far riflettere e la invito a seguirci. Grazie
Cristina Finazzi

Adriana Bortolottii è conservatore presso il Museo storico di Bergamo e collaboratrice di varie associazioni culturali a carattere storico, storiografico e musicale. Da anni collabora con le scuole per presentare la sua ricerca, la sua competenza storiografica e la sua passione per la storia. E' una risorsa inesauribile e appassionante.



Nome e cognome?
Adriana Bortolotti
Che percorso di studi ha seguito?
Io mi sono laureata in storia, all’epoca non esisteva la facoltà di storia, era lettere con indirizzo storico; mi sono laureata all’università di Roma con una tesi sul Risorgimento e cioè sul primo decennio di vita a Bergamo durante il governo della Sinistra Storica, quindi 1876 – 1886. Poi ho seguito un corso di perfezionamento in didattica generale museale e poi ho cominciato a lavorare presso il museo storico di Bergamo e mi sono occupata di educazione, all’inizio, mi occupavo di percorsi educativi, poi invece mi sono spostata più sullo studio delle collezioni e infine sono giunta al conservatorio, al museo.
Secondo Lei qual è il significato della storia e perché noi, oggi, dovremmo studiarla?
La mia prima risposta è che a questa domanda dovreste rispondere in primo luogo voi, nel senso che per una che si occupa di storia la risposta è praticamente ovvia,  la storia per me è una è un’esperienza di vita e una materia che aiuta a formare in senso fisico; quindi fonda, in qualche modo, delle capacità, delle competenze e delle conoscenze che servono per vivere nel quotidiano. Servono per capire cosa succede oggi, servono per avere dei riferimenti rivolti al passato, che aiutino, comunque, a disporre gli strumenti per vivere come cittadini consapevoli il presente; poi per me la storia è sicuramente una grande passione, ripercorrere le vicende degli uomini insegna a capire meglio l’uomo; questi sono i due motivi per cui ritengo che la storia oggi debba essere studiata; e poi perché la storia ha, agganci con qualunque altra disciplina, essendo la storia materia che si occupa dell’uomo, nel senso totale, qualunque aspetto della vita dell’uomo viene a essere incluso nella storia e, quindi, ci sono collegamenti con qualunque momento di vita, con qualunque aspetto della vita.
Al giorno d’oggi i giovani tendono a tralasciare questi aspetti che Lei ha appena descritto. Quale potrebbe essere un modo per sensibilizzarli o, comunque, avvicinarli a questi temi?
Secondo me la strada migliore è partire dal presente, dall’oggi, cioè porsi delle domande su quanto accade oggi, interrogarsi su ciò che ci circonda, ad esempio “perché c’è un monumento? Perché tutti gli anni il 4 novembre si porta una corona a quel monumento? Perché una via è intitolata ad una determinata persona? Perché esiste una costituzione che regola la vita del nostro Stato?”. Secondo me la parte più importante è partire dal presente perché, quando si è giovani, ma comunque questo vale un po’ per tutti, l’attenzione è rivolta all’attualità all’ “hic et nunc” soprattutto, e quindi è partendo da qui che si possono, attraverso interrogativi, attraverso delle curiosità intellettuali, si possono costruire conoscenze sul passato e queste conoscenze vengono ad avere un senso, che non è il passato, mondo separato e l’oggi, mondo separato, ma, partendo dal presente, si possono ricostruire dei legami e, quindi, trovare i motivi per studiare il passato. Io penso che questa sia la strada più giusta oltre che la più efficace.
Per quanto riguarda il risorgimento: qual è la sua figura preferita?
Non Garibaldi, non perché non condivida quello che ha fatto, ma perché è una risposta troppo facile. Non ho un eroe risorgimentale, mi interessa sicuramente il ruolo femminile nel risorgimento, mi interessa molto anche l’aspetto del vissuto, dell’esperienza, della memorialistica legata al Risorgimento. Ma non posso dire di avere un eroe in senso assoluto, non l’ho mai avuto; mi sono interessata alla storia del Risorgimento perché è uno dei momenti fondanti della storia della nazione italiana, della nostra storia presente, ma mi interessano molto anche le ricadute nel lunghissimo periodo, quindi anche come il ‘900 vedeva il Risorgimento, quindi non solo gli eventi, ma anche tutti i collegamenti poi nei decenni a venire; quindi non saprei darvi una figura che mi entusiasma più di altre; posso parlare più di luoghi o di eventi. Sicuramente ho provato una grande emozione quando sono entrata nel Parlamento subalpino a Torino, che è stata la prima aula del Parlamento italiano, quella dove si sono riuniti per la prima volta i deputati eletti in tutta Italia secondo uno Stato monarchico ma monarchico costituzionale; quindi  per me è stato sicuramente un momento molto emozionante, come lo è sempre, io sono originaria di Roma, passare per Porta Pia….
Oggi l’Italia è spaccata in due tra chi vuole l’unità e chi vuole il federalismo. Abbiamo capito più o meno Lei da che parte sta, ci dia qualche motivazione per la sua scelta.
La mia non è una posizione politica: la mia scelta nasce dalla convinzione che l’Italia per la sua stessa conformazione non potrebbe non essere una realtà unitaria; nasce dalla considerazione del fatto che, a maggior ragione oggi, più che frazionaria si può pensare a far interagire aree e realtà all’interno di uno Stato, perché è attraverso l’interazione, che viene già applicata a livello transcontinentale, che ci può essere “un dare e un avere” e un bilancio, se così vogliamo ragionare, positivo all’interno della vita di una nazione. Io sono favorevole al dialogo sempre e comunque, quindi questa per me è la motivazione; e poi perché le nostre radici, dal punto di vista proprio nazionale, sono unitarie, sono nate in quel momento unitarie e ripensarle richiederebbe secondo me delle consapevolezze e un senso critico che forse oggi non ci sono. Non sono assolutamente contraria, sarei favorevole se ci fosse un ragionamento per un dibattito alle spalle molto più consapevole di quelli che ci sono oggi.
Infine, pur non avendo avuto molto tempo di guardarlo, volevamo chiederle cosa ne pensa del nostro lavoro, dell’inserto.
Vedo da quest’immagine che anche voi, forse, non siete molto favorevoli alla…
Abbiamo messo entrambi i punti di vista.
Ho visto che avete sicuramente scelto innanzitutto il riferimento a Bergamo, città dei Mille. Quindi ha una connotazione del territorio molto forte in senso risorgimentale. Avete scelto dei personaggi molto conosciuti; questo è sicuramente il primo passo e trovo che sia una ricerca interessante. Vi invito ad andare anche oltre queste persone più note, più conosciute, per conoscere anche altri aspetti di questo periodo risorgimentale che hanno contrassegnato le vicende del territorio dove voi siete nati e dove ora vivete; ecco, quindi, l’invito è di proseguire, magari con un numero ulteriore che parta, come dicevo, dall’oggi, dalle tracce del risorgimento che ci sono oggi intorno a voi, per andare poi a ricollegarsi a quanto è stato; questa potrebbe essere un’ulteriore tappa da portare avanti, anche per interrogarsi su che senso ha che oggi ci siano ricordi risorgimentali. Questa è una domanda che è giusto che vi facciate come cittadini; potete anche rispondere che non è giusto che ci siano, va benissimo, però è una domanda che vi dovete porre e che dovete motivare.
Grazie


Marco Fratelli
Davide Villa 4AL